Autore

Carmela Costa

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La Sicilia non è solo una regione italiana, ma un mondo a sé, un crogiolo di Greci, Romani, Arabi, Normanni e Spagnoli, che hanno lasciato in eredità architettura, cucina e costumi unici nel loro genere, diversi da qualsiasi cosa si trovi nell’Italia continentale. Qui tutto è esagerato: il sole è più splendente, il cibo più speziato, le voci più forti e persino la terra respira: l’Etna, il vulcano attivo più alto d’Europa, ci ricorda costantemente che la natura è la vera maestra. Un viaggio attraverso la provincia siciliana è un’immersione in strati di storia che si possono leggere come un libro, senza mai dimenticare che la vita qui è in pieno fermento.

La Valle dei Templi di Agrigento è la testimonianza archeologica più impressionante della presenza greca sull’isola. I templi si sono conservati quasi esattamente come apparivano duemilacinquecento anni fa. Il Tempio della Concordia è così ben conservato da avere ancora il tetto e il colonnato, paragonabile al Partenone di Atene. L’ingresso al parco archeologico costa 12 euro, ed è consigliabile arrivare al tramonto, quando la luce tinge la pietra dorata di tonalità color miele e la folla di turisti si dirada. Osservando queste colonne stagliarsi contro il blu del mare, si comprende perché gli antichi Greci considerassero la Sicilia una terra benedetta dagli dei.

L’Etna è più di una semplice montagna; è un essere vivente, chiamato “la signora” dai siciliani. Esistono diversi modi per scalarlo: da una facile passeggiata fino al cratere a 2.000 metri (accessibile con la seggiovia, biglietto 30 euro) a spedizioni guidate di più giorni che raggiungono i crateri sommitali. L’opzione più sicura e popolare è quella di raggiungere un’altitudine di 2.500 metri in jeep (un tour costa dai 50 agli 80 euro) e camminare attraverso campi di lava solidificata, dove si può ancora sentire il calore che emana dalle fenditure. Intorno all’Etna si estendono vigneti, dove il terreno lavico produce vini dal sapore minerale, come l’Etna Rosso, che i produttori paragonano ai vini della Borgogna per la sua eleganza.

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La Puglia è il confine del mondo, il tacco dello stivale d’Italia, bagnata da due mari: l’Adriatico e lo Ionio. Qui tutto è diverso: le case sono imbiancate a calce per riflettere il sole cocente, gli uliveti si estendono fino all’orizzonte e la costa è frastagliata da grotte e scogliere che rivaleggiano con la bellezza di qualsiasi spiaggia caraibica. La Puglia è rimasta a lungo all’ombra delle regioni settentrionali, ma oggi è una meta per chi desidera vivere l’autentica vita italiana: senza fretta, generosa e incredibilmente fotogenica.

Il principale simbolo architettonico della Puglia sono i trulli, edifici conici in pietra a secco che si trovano nella città di Alberobello. Migliaia di queste case con i tetti a punta, spesso ornate da simboli bianchi, creano un paesaggio che ricorda un villaggio fiabesco. Il quartiere del Rione Monti è il più turistico, con i trulli trasformati in negozi di souvenir e caffè. Tuttavia, salendo verso il quartiere di Aia Piccola, si possono ammirare trulli ancora abitati da famiglie, dove il silenzio è interrotto solo dal suono delle campane. L’ingresso ad alcuni musei dei trulli costa 2-3 euro, mentre pernottare in un vero trullo costa dagli 80 ai 150 euro a notte: un’esperienza indimenticabile.

A pochi chilometri da Alberobello si trova Locorotondo, riconosciuta come una delle città più belle d’Italia. Il suo centro storico è un labirinto di vicoli bianchi, scalinate e archi, dove ad ogni angolo si apre una valle fiancheggiata da ulivi, localmente chiamati “patriarchi”, alcuni dei quali millenari. Il momento migliore per una passeggiata è la mattina presto, quando il sole inizia a illuminare le mura e l’aria è pervasa dal profumo di gelsomino. Gli abitanti del luogo allestiscono tavolini con limoncello e biscotti fatti in casa davanti alle loro porte, e nessuno cercherà di convincervi ad acquistare nulla: è semplicemente un gesto di ospitalità.

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L’Umbria viene spesso definita “la sorellina della Toscana”, ma si tratta di un’idea sbagliata. Meno affollata di turisti, vanta un’anima medievale più aspra, celata tra fitte foreste, uliveti e colline dove ogni città un tempo era una repubblica indipendente. La regione si è guadagnata il soprannome di “cuore verde d’Italia” non solo per l’abbondanza di foreste, ma anche per la sua profonda energia spirituale: qui nacquero San Francesco e Santa Chiara, e il misticismo aleggia ancora nell’aria. Entrando in Umbria, si percepisce un cambiamento di ritmo: persino i suoni si fanno più tenui e l’orizzonte si perde all’infinito.

Assisi è più di una semplice città; è una meta di pellegrinaggio che attrae sia i fedeli che coloro che cercano la pace. La Basilica di San Francesco, patrimonio UNESCO, colpisce per la sua duplice struttura: la chiesa inferiore è immersa nella penombra, dove gli affreschi di Giotto e Cimabue creano un’atmosfera di umiltà, mentre la chiesa superiore è inondata di luce e narra la storia della vita del santo attraverso immagini vivaci, quasi ingenue. L’ingresso alla basilica è gratuito, ma è richiesto un abbigliamento adeguato (spalle e ginocchia coperte). Dopo averla visitata, vale la pena fare una passeggiata lungo il sentiero che conduce a San Damiano, il luogo dove San Francesco scrisse il suo celebre “Canto a Frate Sole”, e dove ancora oggi regna la stessa semplicità di otto secoli fa.

A pochi chilometri da Assisi si trova Spello, uno dei borghi più belli d’Italia, che a giugno si tinge di fiori durante la festa dell'”Infiorata”. Per il resto dell’anno, il borgo vive la sua tranquilla vita: si possono trascorrere ore a passeggiare per le vie acciottolate romane, salire a Villa Fabbri, dove si conservano antichi mosaici raffiguranti mostri marini, o semplicemente sedersi nella piazza che domina la valle. A Spello, non potete perdervi i tartufi locali: l’Umbria è la regione italiana per eccellenza per la produzione di tartufi e, durante la stagione (da settembre a dicembre), potete acquistare un tartufo nero a un prezzo compreso tra 50 e 100 euro per 100 grammi. Al ristorante, ordinate delle tagliatelle con tartufo grattugiato direttamente sul piatto.

Il Lago Trasimeno è il lago più grande dell’Italia centrale ed è diventato un luogo dove il tempo sembra essersi fermato, immerso nella sua lentezza mediterranea. Intorno al lago sorgono diverse cittadine: Passignano sul Trasimeno, dove il castello conserva mura risalenti all’epoca di Annibale (fu qui che sconfisse i Romani nel 217 a.C.), e Castiglione del Lago, dove è possibile noleggiare una bicicletta e pedalare lungo la pista ciclabile che costeggia il lago (il noleggio parte da 10 euro al giorno). Sul lago operano anche dei traghetti che, con un costo di 8-12 euro, collegano le isole: Maggiore con il suo borgo di pescatori e Polesa, un tempo sede di un monastero francescano. È possibile fare il bagno nel Lago Trasimeno da giugno a settembre. L’acqua si riscalda fino a una piacevole temperatura di 24-26 gradi Celsius.

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La Toscana, nota per le sue fotografie patinate, inizia in realtà dove finiscono gli itinerari turistici di Firenze e Siena. È un mondo dove i cipressi si ergono come soldati a guardia delle fattorie e le strade si snodano tra i vigneti, seguendo un paesaggio creato dalla natura stessa per la meditazione. La prima cosa che lascia senza fiato è il colore: la terra qui è ocra, quasi rossa, e il cielo conserva un blu sorprendentemente intenso in qualsiasi periodo dell’anno. Le province di Siena e Grosseto custodiscono proprio i paesaggi che hanno ispirato gli artisti rinascimentali, ma per ammirarli è necessario lasciare l’autostrada e imboccare una strada secondaria, come la famosa SR222, conosciuta come la “Strada del Chianti”.

Il cuore della provincia toscana non è una città, bensì castelli e abbazie sparsi sulle colline. Uno di questi luoghi è l’Abbazia di San Galgano, dove una chiesa romanica senza tetto si erge a cielo aperto, e nelle vicinanze si trova la leggendaria spada di San Galgano, conficcata nella pietra duecento anni prima che tale impresa fosse narrata nella leggenda arturiana. L’ingresso all’abbazia è gratuito, ed è consigliabile visitarla al tramonto, quando i raggi del sole filtrano attraverso le finestre gotiche, creando intricati disegni sul prato. Non c’è anima viva, solo cipressi e il profumo di erbe aromatiche essiccate, tipico della Toscana: una miscela di rosmarino, timo e argilla riscaldata durante il giorno.

Il principale rito gastronomico di questa terra è la degustazione di vini direttamente in cantina. La regione del Chianti Classico vanta centinaia di aziende vinicole a conduzione familiare dove, per 15-25 euro, è possibile degustare quattro o cinque vini accompagnati da specialità locali: salumi toscani, pecorino al pepe nero e olio extravergine di oliva. Molte aziende vinicole offrono anche alloggi in agriturismi, antiche case coloniche ristrutturate, dove le tariffe a notte variano dagli 80 ai 150 euro, a seconda della stagione. Svegliarsi qui è un’esperienza speciale: la nebbia mattutina avvolge le valli e all’inizio si sente solo il suono dei campanacci delle pecore. Solo allora ci si rende conto che la vista dalla finestra è quel paesaggio toscano perfetto per cui le persone attraversano gli oceani.

La Val d’Orcia, Patrimonio Mondiale dell’UNESCO, è l’essenza stessa dell’estetica toscana. Qui si trova la famosa strada che collega San Quirico d’Orcia a Pienza, così come la collina con la Cappella di Vitalba, diventata il luogo più fotografato della regione. Il periodo migliore per visitare questa valle è maggio-giugno, quando fioriscono i papaveri, e ottobre, quando la vendemmia tinge i pendii di sfumature dorate. Noleggiare un’auto è d’obbligo: i trasporti pubblici sono scarsi, ma un’auto offre la libertà di fermarsi ovunque per scattare una foto o acquistare un cesto di tartufi freschi direttamente da un produttore.

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Verona è una città nota a molti solo per la tragedia di Shakespeare, ma la sua vera essenza va ben oltre il mito romantico. Situata su un’ansa del fiume Adige, fu un centro strategico già in epoca romana e oggi il suo centro storico è un palinsesto perfettamente conservato, dove antichità, Medioevo e Rinascimento convivono in un’armonia che raramente si ritrova in altre città italiane. Una passeggiata per Verona è come un viaggio nel tempo: si inizia dalle porte romane, si passa sotto le volte delle tombe scaligere e si emerge negli eleganti palazzi dei dominatori veneziani, il tutto in uno spazio che si può percorrere a piedi in mezza giornata.

Il simbolo di Verona e la sua più grande meraviglia architettonica è l’Arena di Verona, un anfiteatro romano secondo per dimensioni solo al Colosseo e all’Anfiteatro di Capua, ma in condizioni di conservazione di gran lunga migliori. Costruita nel I secolo, l’arena è ancora utilizzata per il suo scopo originario: da giugno a settembre ospita un rinomato festival lirico, dove fino a 20.000 spettatori possono assistere a uno spettacolo. I biglietti per una rappresentazione sulla scalinata in pietra partono da 30 euro, ed è una delle esperienze operistiche più autentiche al mondo: immaginate l’Aida all’aria aperta, con migliaia di candele e stelle sopra la testa. Anche se non riuscite ad assistere allo spettacolo, l’anfiteatro è aperto al pubblico (10 euro) e al suo interno potrete apprezzare la grandiosità dell’ingegno ingegneristico romano che ha costruito questa struttura, che ha resistito alla prova del tempo per 2000 anni.

La romantica leggenda di Romeo e Giulietta ha dato origine alla principale attrazione turistica di Verona: la Casa di Giulietta in Via Cappello 23. Vanta un famoso balcone, sotto il quale tutti si fanno fotografare, e una statua in bronzo dell’eroina, i cui seni, secondo la tradizione, portano fortuna a chi li tocca. L’ingresso al cortile è gratuito, ma si formano lunghe code per avere la possibilità di entrare nella casa-museo (6 euro) e ammirare il balcone. Vale la pena ricordare che tutta questa storia è frutto di fantasia e che il balcone fu aggiunto solo nel XX secolo per soddisfare la domanda turistica. Tuttavia, questo non sminuisce la magia del luogo. Dopotutto, Verona conserva davvero la memoria di due famiglie rivali: la città vanta la Casa dei Capuleti (dove visse Giulietta), la Casa dei Montecchi e persino un sarcofago di marmo nel cimitero, che nel XIX secolo fu dichiarato tomba di Giulietta.

Per comprendere appieno Verona, dirigetevi verso Piazza delle Erbe, l’antico foro che rimane il cuore pulsante della vita cittadina. Il mercato è animato al mattino: bancarelle di frutta, verdura, formaggi e spezie si alternano a chioschi di souvenir, mentre le torri medievali (tra cui la Torre Lamberti, alta 84 metri) creano un insieme architettonico unico. La piazza è dominata dalla fontana della Madonna di Verona, che si erge su un piedistallo romano, simbolo della continuità storica. Non perdetevi la salita alla Torre Lamberti (8 euro): la vista dall’alto sui tetti di tegole rosse, sulla curva del fiume e sulle colline circostanti permette di ammirare l’intera città e di comprenderne l’importanza strategica come crocevia di vie commerciali.

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Napoli è l’antitesi dei puliti musei fiorentini e dell’eleganza veneziana. Qui tutto grida, discute, gesticola e reclama attenzione immediata. La prima impressione può essere travolgente: motociclette che sfrecciano per le vie strette, panni stesi ad asciugare, nonne che vendono limoni dai balconi e l’odore di pizza mescolato ai gas di scarico. Ma è proprio in questo caos, che può sembrare pericoloso ai non iniziati, che si cela l’anima del Sud Italia: aperta, appassionata e incredibilmente generosa. Napoli non cerca di compiacere; ti invita subito a essere te stesso, e chi accetta questo invito se ne innamora per sempre.

Il simbolo della città e la sua principale icona culinaria è la pizza Margherita. La sua patria è il centro storico, dove ancora oggi operano pizzerie centenarie, come L’Antica Pizzeria da Michele, il cui menù si compone di sole due varianti: margherita e marinara. Le code si formano molto prima dell’apertura, ma fa parte del rituale: in fila, si scambiano sguardi con i napoletani che vengono a gustare la loro fetta di pizza da mezzo secolo. Una pizza costa circa 5-6 euro e non è solo cibo, ma un sito Patrimonio dell’Umanità UNESCO: impasto lievitato per 24 ore, pomodori San Marzano, mozzarella fresca e basilico, che insieme creano un sapore indimenticabile. La pizza si mangia in movimento, piegata a metà (chiamata “a portafoglio”), e questa è una vera e propria filosofia: nessuna cerimonia, solo puro piacere.

Il centro storico di Napoli è un labirinto di vicoli, dichiarato Patrimonio dell’Umanità UNESCO come uno dei più grandi e densi d’Europa. Qui, in Piazza San Domenico Maggiore, si possono ammirare chiese barocche con facciate che celano interni ornati di marmo e affreschi. Ma il tesoro più grande si trova sottoterra. Napoli si erge su un doppio legame: sotto la città moderna si trova l’antica città greca di Neapolis, e ancora più in profondità si estendono i tunnel di epoca greca e romana. Una visita guidata della Sotterranea di Napoli (circa 12 euro) vi condurrà attraverso acquedotti, rifugi antiaerei della Seconda Guerra Mondiale e persino tra le rovine di un teatro romano dove si esibì l’imperatore Nerone. Questa discesa sotterranea rivela che Napoli è una città dalle molteplici sfaccettature, la cui vera essenza è celata alla superficie.

Uno dei luoghi più sacri di Napoli è la Cappella del Sansevero, che ospita il “Cristo Velato”, una scultura avvolta da un velo di marmo apparentemente trasparente. Il biglietto costa 10 euro e le code si formano un’ora prima dell’apertura, poiché solo poche decine di persone sono ammesse all’interno alla volta. Non si tratta di un semplice museo, ma di un luogo dove simboli massonici, allusioni alchemiche e architettura barocca si intrecciano per creare un’atmosfera di mistica iniziazione. Nelle vicinanze si trova il Museo della Cappella, che espone macchine anatomiche: sorprendenti meccanismi che illustrano il funzionamento del sistema circolatorio e che ancora oggi suscitano dibattito tra gli scienziati sui metodi della loro creazione.

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Venezia non inizia in Piazza San Marco, ma nel momento stesso in cui il treno sbuca sulla laguna veneziana e, in lontananza, cupole e campanili si ergono direttamente dall’acqua. Un senso di irrealtà ti pervade: al posto del familiare ronzio delle auto, si sentono le onde e il canto lontano dei gondolieri; al posto delle strade, ci sono canali brulicanti di vaporetti, imbarcazioni private e motovedette. Questa città è costruita su milioni di pali di legno conficcati nel fondale fangoso e ogni volta che si attraversa un ponte, ci si rende conto di trovarsi sull’acqua, che un tempo rappresentava la principale difesa di una repubblica durata oltre mille anni.

Il cuore di Venezia è Piazza San Marco, che Napoleone definì “il salotto più elegante d’Europa”. Ma la vera magia risiede nei dettagli: la basilica con i suoi mosaici bizantini, che brillano d’oro anche nelle giornate nuvolose, e il Palazzo Ducale, dove eleganti archi gotici celano le sale del Consiglio dei Dieci e il Ponte dei Sospiri, che collega il palazzo alle prigioni. L’ingresso al Palazzo Ducale (30 euro con un biglietto cumulativo che include anche i musei della piazza) permette di salire la Scala d’Oro, ammirare l’enorme tela del Tintoretto nella Sala del Gran Consiglio e immaginare come si decise il destino della Serenissima Repubblica. Per evitare le code, è sufficiente arrivare entro le 8:30 o acquistare il biglietto online con una settimana di anticipo.

La principale arteria di trasporto di Venezia è il Canal Grande, che si snoda a forma di S rovesciata. Il modo migliore per esplorarlo è prendere il vaporetto linea 1 o 2 dalla stazione di Santa Lucia fino a Piazza San Marco. Un biglietto da 75 minuti costa 9,50 euro e durante la corsa si possono ammirare le facciate di oltre cento palazzi, ognuno residenza di una famiglia di mercanti. Da notare Ca’ d’Oro, una casa dorata con intagli squisiti, e il Fondaco dei Turchi, oggi sede del Museo di Storia Naturale. Vista dall’acqua, Venezia appare esattamente come i suoi creatori l’avevano concepita: una città portuale, un palcoscenico, dove l’architettura fa da sfondo a un incessante viavai di commerci e festeggiamenti.

Molti turisti si precipitano al Ponte di Rialto, ma la vera Venezia si svela quando si imbocca una qualsiasi delle sue calli e ci si perde in un labirinto dove lenzuola colorate stendono al sole e pozzi nascosti gorgogliano in minuscoli cortili. Il Mercato di Rialto al mattino è un’esplosione di colori e profumi: le bancarelle traboccano di pesce freschissimo, carciofi e dolci veneziani. Qui si può acquistare un pezzo di formaggio locale e gustarlo in piedi al bancone, osservando le barche che consegnano la merce direttamente davanti ai negozi. Questo mercato esiste dal 1097 e rimane un punto d’incontro per gli abitanti della città, dove si può ascoltare l’autentica lingua veneziana, un dialetto che suona come musica.

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Firenze non accoglie i viaggiatori alla stazione di Santa Maria Novella, ma con il primo scorcio della cupola del Brunelleschi, che domina lo skyline della città. Visibile da ogni dove, come una bussola che punta al centro dell’universo, è il luogo dove la famiglia Medici trasformò l’attività bancaria in mecenatismo e dove geni come Leonardo, Michelangelo e Raffaello riscrissero il concetto di ciò di cui l’umanità è capace. In questa città, l’arte non è confinata ai musei: si riversa nelle strade, sulle facciate e persino sui marciapiedi. Ogni quartiere conserva la memoria di come una manciata di fiorentini abbia donato al mondo il Rinascimento.

Il cuore di Firenze rimane Piazza della Signoria, sede di una singolare galleria di sculture a cielo aperto. La Loggia dei Lanzi è essenzialmente un museo gratuito: ospita il Perseo di Cellini, il Ratto delle Sabine e altri capolavori che un tempo adornavano gli interni dei palazzi e che ora sono accessibili a ogni passante. Nelle vicinanze si erge Palazzo Vecchio, una fortezza medievale trasformata in municipio. L’ingresso alla Torre Arnolfo (€12,50) offre una vista panoramica che fa sembrare Firenze una mappa tridimensionale: tetti di tegole rosse, colline verde smeraldo e, naturalmente, la cupola stessa, che da lontano sembra quasi eterea.

La Galleria degli Uffizi è il fulcro della genialità artistica. Le code per entrare sono notoriamente lunghe, quindi è consigliabile prenotare un biglietto da €25 con diverse settimane di anticipo, soprattutto in alta stagione. Ma all’interno, troverete molto più di una semplice collezione; sarete accompagnati in un viaggio attraverso l’evoluzione della pittura: dalle icone bizantine alla “Primavera” di Botticelli, dove ogni dettaglio è un messaggio codificato della filosofia neoplatonica. Non cercate di esplorare ogni sala: concentratevi sulle circa ventiquattro opere principali, poi uscite sulla seconda loggia dell’edificio per riprendere fiato e ammirare il Ponte Vecchio dall’alto, apprezzando come il fiume Arno divida la città in due metà uguali, eppure distinte.

Il Ponte Vecchio è l’unico ponte sopravvissuto alla Seconda Guerra Mondiale e conserva una tradizione che risale a oltre quattrocento anni fa: ancora oggi vi si esercita il commercio orafo. Se guardate attentamente, noterete un busto di Benvenuto Cellini, patrono degli orafi, sull’arco centrale. Il momento migliore per attraversare il ponte è all’alba, quando i negozi sono ancora chiusi e l’acqua dell’Arno si tinge di rosa, riflettendo i primi raggi del sole. È in questi momenti che Firenze si rivela come una città dove commercio e arte sono sempre andati di pari passo, trasformando l’artigianato in alta creatività.

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Roma non ti accoglie con le imponenti facciate delle stazioni ferroviarie o gli ampi viali, ma con un caos unico in cui ti immergi all’istante. Qui, l’antichità è intrinsecamente legata ai quartieri residenziali: una colonna di tempio si erge nel cortile di un palazzo, e un frammento di acquedotto sorregge un caffè all’aperto. La prima cosa che si percepisce mettendo piede sulla strada è che in questa città il tempo non si misura in secoli, ma in strati di civiltà. Sotto i tuoi piedi scorre una strada romana, ancora segnata dai solchi dei carri, e proprio sopra di te si erge una cupola barocca, riflessa nella vetrina di una boutique moderna. Questo contrasto non è sconvolgente, ma affascinante, e ti spinge a tornare più e più volte per svelare lo strato successivo.

Il cuore di Roma, naturalmente, è il Colosseo, ma è meglio raggiungerlo non dalla strada principale, bensì scendendo un po’ più in là lungo Via di San Gregorio. Lì, nel parco, l’anfiteatro appare come lo videro i suoi primi spettatori: grandioso, un po’ austero e incredibilmente monumentale. Un biglietto che include l’accesso ai livelli sotterranei, dove un tempo venivano tenuti animali selvatici e gladiatori, costa circa 24 euro e vale assolutamente la pena. Il momento migliore per visitarlo è la mattina presto, quando i raggi del sole iniziano appena a dorare gli archi e i gruppi turistici non hanno ancora invaso le navate. Trovandosi nell’arena, si può percepire il fragore multiforme dello stadio, dove si decidevano i destini e si scriveva la storia, un’eco che risuona attraverso i secoli.

A pochi minuti a piedi dal Colosseo si trova il Foro Romano, il luogo dove un tempo fioriva la vita sociale dell’impero. Oggi è un labirinto di scalinate di marmo, archi solenni e frammenti di templi, con i contorni di basiliche e resti di curie. Una passeggiata lungo la Via Sacra permette di ripercorrere i passi dei trionfatori. Non cercate di vedere tutto in una volta: prendete un’audioguida per 7 euro o scaricate un’app affidabile per non perdervi nessun dettaglio, come ad esempio i resti della Casa delle Vestali o la tribuna curule da cui gli oratori si rivolgevano al popolo. Il Foro ha conservato in modo straordinario l’energia di uno spazio pubblico e, anche dopo millenni, si può ancora percepire lo spirito del dibattito politico e delle cerimonie religiose.

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